San Vito Lo Capo, un paradiso dal calore mediterraneo e dai colori caraibici

Il sesto giorno Dio compì la sua opera

Lieto di averla creato tanto bella presa la terra tra le mani e la baciò…

Là dove pose le sue labbra è la Sicilia

(Renzo Barbera)

San Vito Lo Capo è un paradiso dal calore mediterraneo e dai colori caraibici.

Possiamo assicurarvi che non esageriamo iniziando così il racconto della nuova tappa di #viaggiatoridoro, nel folto intreccio di storie e luoghi siciliani.

Questa colorata cittadina si trova racchiusa in una conca sabbiosa ai piedi del monte Monaco, tra il capo omonimo e punta Solunto, al limitare della piccola penisola che chiude il golfo di Castellammare.

In questo luogo, nel 1981, è nata la Riserva dello Zingaro, divenuta madre di tutte le riserve naturali siciliane.

Un vanto territoriale che si estende per circa 1600 ettari, lungo un sentiero costiero che collega San Vito Lo Capo a Scopello.

Mentre percorriamo queste strade compaiono i faraglioni e poi l’antica tonnara e, nel tragitto, riusciamo a intuire un mondo marino fatto di grotte e incantevoli baie.

Abitato sin da epoca paleolitica, il territorio di San Vito Lo Capo conserva importanti tracce di antiche civiltà rupestri, nelle tante cavità naturali che affacciano sul mare ci sono stati ritrovamenti storici di grande valore.

Con escursioni alla portata di tutti si possono visitare, lungo la costa a est, le grotte di Capreria e dei Ciaravelli e la tonnara del Secco. 

A ovest poi la Grotta Racchio, con raffigurazioni paleolitiche di cervi, quella di Cala Mancina, che conserva l’incisione di una figura antropomorfa e le grotte dell’Isulidda e di Perciata.

L’abitato, invece, nasce alla fine del Settecento, sotto demanio ericino, nella bianchissima baia tra Capo San Vito (Capo Santu Vitu, in siciliano) e Punta Solanto, ma fin dal Trecento questo luogo è stato meta di pellegrini in visita alla piccola cappella dedicata a San Vito Martire, che qui trascorse gli ultimi anni della sua vita ed è patrono del caratteristico borgo marinaro.

Le stradine di San Vito Lo Capo sono piene di botteghe artigiane, casupole dal gusto greco ed enormi e colorati cespugli di buganvillea. Passeggiando lungo il corso principale si arriva ad affacciarsi sulla spiaggia, fatta da tre chilometri di finissima sabbia dorata.

Il turismo anima l’economia e fa sì che il cuore di questa piccola comunità sia sempre giovane e pulsante, vissuto da abitanti fedelissimi alla propria terra e altrettanto ospitali. 

Dal 1998 il “Cous Cous Fest” richiama migliaia di persone a San Vito Lo Capo con lo slogan “Make Cous Cous, not War”.

I vicoli e le piazze del borgo ospitano musicisti di fama internazionale, artisti, artigiani e i padiglioni adibiti alle degustazioni gastronomiche.

Una cosa da non perdere?

Assistere all’incocciatura della semola, la “molecola primigenia” del cous cous.

Ti starai chiedendo come sia fatto questo piatto?

La sua è una storia di mescolanza tra culture, come spesso accade in Sicilia.

Infatti il Cous Cous è un piatto di origine magrebina,costituito da granelli di semola di frumento cotti a vapore e conditi con zuppe di carne o pesce, importato nei secoli addietro dai pescatori locali che si recavano in Tunisia.

A San Vito Lo Capo, il cous cous viene condito con il brodo e la zuppa di pesce e si accompagna alla perfezione al Grillo Guardiani di Aralto Baglio Oro, che ne esalta la sapidità con eleganza ed equilibrio.

Impossibile non innamorarsi di questa straordinaria coppia.